Sibylle Ciarloni per materializzare la sua traccia poetica, una poesia intitolata qui, sceglie tre cartoncini A4 neri e una matita bianca Caran d’Ache: less is more, e la grafia stessa diventa gesto.
Un gesto potente, essenziale e concentrato, un atto che racchiude attenzione, cura e intenzione. Le lettere bianche si susseguono sui fogli scuri, luminose, tracciate in corsivo. Oblique, come piccoli tagli, come foglie che mosse dal vento sembrano emergere da un ambiente ostile. Lettere che si uniscono in una voce molteplice, che si fa seme, vento, cipresso, ginestra: un coro di presenze che rimette in discussione l’idea di appartenenza a un luogo e ribalta le categorie di “invasivo” e “infestante”. Piante che da minacce si trasformano in testimoni di tempi lontani e di paesaggi mutati, ridefinendo il concetto stesso di radicamento e convivenza.
La poesia, dolcemente combattiva, assume il punto di vista di ciò che sopravvive in un mondo minaccioso. Un esercizio di immedesimazione che sottolinea l’empatia dell’artista verso le presenze silenziose che condividono il nostro spazio, una scrittura che non fa chiasso ma ascolta ciò che cresce, si adatta e resiste nonostante tutto.
Scegliere l’essenzialità per l’artista significa combattere l’eccesso, il consumismo, la sovrapproduzione, lo spreco: è un atto che restituisce spazio al necessario, un invito a rallentare e a fare attenzione, che riafferma il valore delle cose semplici per abitare in un modo diverso questo mondo.
L’opera fa parte di ResidenzaLAB, un gruppo di lavoro indipendente che, al contempo, è un laboratorio di ricerca ed editoriale. Qui persone e piante si incontrano per riflettere sulla domanda: «Come possiamo imparare dalla società delle piante?»
Testo: Margherita Animelli
Qui
Sibylle Ciarloni (@rumore_24)
Tre cartoncini A4 neri
Matita bianca Caran d’Ache
Visibile dal 25.09.2025 al 16.09.2026, supervisione: Elisa Rossini
Presso il Bar Moma, in via Piemonte 1, località Cerasa








