Era a giugno del 2008

“Silenziosi e dignitosi, straordinariamente antichi eppure pieni di futuro, belli e utili, autonomi e non violenti, gli alberi non sono il modello di cui abbiamo bisogno?”

Francis Hallé (1938-2026), biologo, botanico, scrittore e docente emerito all’Università di Montpellier.

Il mio amore per le piante nacque presto nella mia vita. Costruivamo cavi e casette tra le dita delle radici degli alberi in montagna, disturbavamo le formiche e spostavamo gli agi dell’abete, le foglie d’autunno, trovavamo piccoli solchi degli insetti o qualche coleottero sulla schiena. Morto. Immaginavamo di abitare lì, le mie sorelle ed io. Così, passando le pause lontano dai genitori. Era il tempo più bello che ricordo durante le domeniche di noiose camminate in famiglia.

Era il 2008, giugno. Sulla testata italiana La Repubblica, esce un articolo scritto da Carole Kaesuk Yoon. S’intitolava “Piante sono esseri sociali. Ora ci sono le prove.” Il mio immaginario incominciava ad andare lontano. Quindi salutano, si organizzano? Come sarebbe, imparare da loro? Come fanno organismi così diversi da quelli umani a essere sociali? Qualche anno dopo, nel 2015, leggo di un collettivo di artisti che stavano registrando i suoni di un gruppo di alberi e che avevano quindi iniziato a indagare sulla loro comunicazione. Tutto questo, insieme alla mia ricerca della vita nella tensione della natura e non in quella delle città (anche se sono ecosistemi, anch’essi), mi ha portato a lavorare al progetto ResidenzaLAB.

Viviamo un periodo affascinante ma talmente strano e perfido che non so decidermi se avere paura che ci sia una guerra o no, oppure se decidermi se pensare che dobbiamo riarmarci tutti, imparare a sparare o se è meglio fare più cultura con questi soldi che, per l’acquisto di arsenale, sembrano esserci. Miracolo. Non mi lamento per l’addio di valori sorpassati da un’evoluzione più saggia, ma se da un momento caldo si annunciano rigorosamente decreti, divieti, nemici, sgomberi e deportazioni, voglio che le costituzioni valgano qualcosa, voglio che siano veri commitments, i cui contenuti sono stati studiati da chi li deve – per essere eletto e perché è una persona responsabile – rispettare.

Quello che so è che il contrario di Guerra è il Dialogo. E se le piante ne sanno qualcosa in più, sono pronta ad imparare da loro, per tradurre e magari trovare una nuova saggezza che ci aiuti, che mi aiuti. Sono convinta che abbiamo bisogno di sguardi larghi e di altri esempi per guardare alle cose della vita e per costruire reti di persone che vogliono far parte di progetti di convivialità e di dialogo tra realtà diverse. Senza armi e odio, ma con i sensi aperti e il cuore grande.

 

Sibylle Gabathuler Ciarloni, curatrice del progetto ResidenzaLAB

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